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Un'isola, mille avventure

La prima pietra della storia di Pantelleria è un grande monumento a pianta circolare realizzato con materiali di origine vulcanica. E' questo il così detto Sese dalle funzioni probabilmente funerarie. Nell'Isola di Pantelleria se ne contano ben 58. A costruirle fu, si ritiene, un popolo vissuto circa cinque millenni fa e proveniente dalla vicina Africa a caccia della preziosa Ossidiana.

Del suo insediamento a Pantelleria si hanno abbondanti tracce nelle contrade di Cimilia e Mursia dove erano situati gli insediamenti della comunità (si trattava di abitazioni dalla forma ovale, più lunghe che larghe, fondate sulla roccia. Di esse restano ancora testimonianze in quella che viene, suggestivamente, chiamata la città nera in contrada Cimilia). Poiché dei loro costruttori non è stato possibile avere notizie precise, li si è indicati con il nome dei loro impressionanti monumenti funerari, così simili ai nuraghi Sardi e li si definisce pertanto Sesi.

C'è stato anche chi ha sostenuto che questa popolazione corrisponde a quella dei lotofagi citata nell'Odissea di Omero. E' anche questa una possibilità tutta da dimostrare anche perché i Sesi non conoscevano la scrittura e non hanno lasciato perciò tracce documentarie.
Certo è che lo stesso mistero che circonda l'arrivo a Pantelleria dei sesi ne avvolge anche la scomparsa. Il loro posto fu preso da una delle più grandi civiltà sbocciate sulle rive del mediterraneo: quella dei Fenici. Le ragioni che li spinsero a Pantelleria furono, probabilmente, due: da un lato la posizione strategica dell'isola di Pantelleria, che costituirà una base di appoggio per i loro traffici commerciali, dall'altro la sempiterna ricerca dell'ossidiana.
Furono loro a dare all'Isola di Pantelleria il primo nome con cui è stata conosciuta : Iranin o "Yrnm", che stà a significare isola degli struzzi. Poiché di tali uccelli a Pantelleria non v'è mai stata traccia, delle due l'una: o i Fenici scambiarono per tali i fenicotteri, oppure affibbiarono questo soprannome ai timorosi panteschi.

Questo nome fu poi mutato in Kossura (Cossyra per i romani), che significa "la piccola". Entrambi i nomi figurano sulle monete ritrovate a Pantelleria coniate dai fenici e recanti, sull'altra faccia, l'effigie della Dea Tanit. La data di queste monete è fissata intorno al settimo secolo a.c. Fu quello il periodo di maggiore splendore per Pantelleria.

I Fenici, che vi facevano scalo già da tre secoli, ne fecero infatti una autentica colonia dotata di autonomia e quanto mai florida. Nascono templi e monumenti, si fortifica il porto, viene eretta la diga, si sviluppa l'agricoltura. Anche i Punici, diretti discendenti dei Fenici, proseguirono questa opera di civilizzazione e Cossyra non perse mai la dignità di statarello federato, mantenendo così la propria autonomia. Pantelleria disponeva altresì di una propria flotta, che solcava il Mediterraneo per scopi commerciali.

Allo scoppio delle guerre puniche Cossyra si schierò, ovviamente, a fianco di Cartagine contro i Romani. Le due flotte puniche furono sconfitte a Clupea nel 256 a.c. e nel 217 a.c. Il console Gneo Servilio Gemino sbarcò a Pantelleria proclamandosene Duce ed inserendola nell'orbita del dominio Romano. Da ciò non derivò un offuscamento dell'Isola di Pantelleria che, anche sotto i nuovi reggitori, mantenne le proprie caratteristiche di avamposto commerciale, posizione resa ancor più preziosa dal fatto che il traffico marittimo si andava intensificando. E' curioso notare che, durante il periodo di massimo fulgore dell'impero, il tipo di merce che faceva scalo a Pantelleria, al tempo chiamata Cossyra, fu del tutto particolare. Si trattava infatti di belve feroci provenienti dall'Africa e destinati a Roma per allietare gli spettatori dei disumani spettacoli circensi. Nello stesso periodo Pantelleria divenne inoltre una sorta di colonia penale dove venivano spediti al confino personaggi di primo piano sgraditi al regime (tra gli altri si ricorda la figlia di Messalina, Ottavia, poi giustiziata).

Il declino dell'Impero coinciderà con quello dell'Isola di Pantelleria. Nel primo secolo dopo Cristo, Plinio il Vecchio la definisce ancora Isola fortificata (Costura cum oppido), nel terzo secolo dopo Cristo l'esodo è già iniziato e ben presto, l'opulenta Pantelleria, sarà preda di ripetute invasioni vandaliche. A cacciare i Vandali dal Mediterraneo provvederanno, tra il quinto ed il sesto secolo d.c., i Bizantini, che garantiscono all'Isola di Pantelleria un centinaio di anni di pace e di ritrovata prosperità economica di cui sono prova le numerose monete dell'epoca che sono state ritrovate.

Purtroppo però la dolente piega che gli avvenimenti stavano prendendo in oriente spinse i Bizantini ad abbandonare Pantelleria lasciandola così preda delle incalzanti flotte Arabe. Già nel 653 d.c. queste avevano fatto approdo in Sicilia. Il primo contatto con Pantelleria fu, a dir poco, drammatico. Nel 680 d.c., infatti, una missione di Saraceni giunse a Pantelleria per punire una comunità di Cristiani che vi aveva trovato riparo fuggendo da Capo Bon, caduta in mano agli Arabi. Quello che seguì fu un autentico eccidio che il poeta arabo Ibm Hamdis ricorda con queste parole : "Costura, dove biancheggiano i teschi degli avi risplendendo coi loro rottami sulle arse lave nere". Ad un esordio così cruento seguì una dominazione fortunatamente meno sciagurata. La conquista definitiva avvenne nell' 835 ad opera del Sultano di Kairovan.

I quasi tre secoli che seguirono (lo sbarco dei Normanni è del 1123) segnarono profondamente la storia di Pantelleria ( riprova ne è la fiorente toponomastica di marca islamica), ma ebbero anche influssi positivi. Saranno gli Arabi ad introdurre coltivazioni prima sconosciute: quelle degli agrumi, del cotone e dell'olivo. Metteranno inoltre appunto innovativi ed efficaci sistemi di irrigazione.
Anche l'avvento dei Normanni faticherà a scalfire l'anima araba di Pantelleria, che ancora a lungo manterrà la lingua ed i costumi tramandati dal mondo dell'Islam. Civili ed illuminati, i Normanni (che a Pantelleria erano giunti fortuitamente, facendovi uno scalo improvvisato) consentirono il persistere di più anime religiose e culturali. Ai Normanni fecero seguito, nello spazio di un secolo, gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi, sotto i quali fu la colonia dei Catani a dettare legge. Nel 1361 Pantelleria fu ceduta dalla corona del Regno di Sicilia all'Ammiraglio Emanuele Doria di origine Genovese a saldo di un debito.

A riacquistarla dai genovesi fu, nel 1406, il re Martino. Nel 1421 una nuova cessione in feudo: questa volta al comandante Francesco De Belvis. I suoi discendenti la vendettero nel 1491 a Don Luigi Requiesenz, che assunse per primo il titolo di "Principe di Pantelleria". L'Isola fu successivamente in balia di scorrerie piratesche. Nel 700 conobbe diversi sovrani, cambiando corona di conserva col regno di Sicilia: fu così sotto i Piemontesi prima, sotto gli Austriaci poi, sotto i Borboni infine. Soltanto nel 1844, però, il Re Ferdinando II° si recò di persona a Pantelleria per rendersi conto delle sue condizioni, alquanto decadute rispetto all'antico splendore. Pantelleria era frattanto sopravvissuta ad una epidemia di colera. L'anno seguente le terre del Principe furono assegnati in enfiteusi ai contadini e l'agricoltura poté così iniziare a decollare. Il 1848 fu un anno di disordine anche nella piccola Isola siciliana.

A fomentarli fu il desiderio di impadronirsi delle terre. La rivolta culminò con l'esecuzione del ricevitore della dogana e con la nomina di un governo cittadino decaduto con la restaurazione Borbonica. Nel 1860 tre liberali portarono a Pantelleria il primo tricolore. Era l'avamposto del Governo dell'Italia Unita, che represse duramente il banditismo. Il Fascismo spedì a Pantelleria numerosi confinati politici.

Nella seconda guerra mondiale Pantelleria giocò un ruolo di primo piano: Dal 13 al 16 Giugno vi si svolse una cruenta battaglia aereonavale, nella quale l'aviazione inglese subì gravi perdite.
L'8 Giugno 1943 lo sbarco alleato pose fine alla contesa. La posizione strategica di Pantelleria indusse però a porla sotto la tutela militare della Nato, tutt'ora perdurante.



Tratta da: L'arcipelogo del sole a cura dell'Ass.to T.C. & T. della Regione Sicilia e da Pantelleria Oasi del Mediterraneo edizione italcards.-( adattata, integrata ed aggiornata ).


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